arte, queer

TRA IL PROFUMO DELLE MATITE COLORATE – INTERVISTA A STEFANO KERBEROS


Di seguito pubblico un estratto dell’intervista fattami da T-Squirt per la mostra Crack! Fumetti Dirompenti 2017: una chiacchierata informale sull’arte, erotica e non.

Potete trovarmi al Crack! al Forte Prenestino dal 22 al 25 Giugno, presso lo stand di T-Squirt: venite a dare uno sguardo ai lavori del collettivo e portatevi a casa le mie illustrazioni a tiratura limitata!

“L’erotismo per me è un divorare simboli che mi riconnettono ad esperienze sensuali piccole o grandi: gli odori forti delle parti meno nobili del corpo, la morbidezza del pelo, l’umidità delle mucose. L’erotismo è un moto ellittico proustiano, solo un po’ più sporcaccione” Stefano Kerberos

Stefano Kerberos aka Queerrilla, è nato a Iglesias in Sardegna un martedì del 1986 ed è un illustratore autodidatta e web designer.
Si avvicina al mondo Queer nel 2008 e, dopo cinque intensi anni di attivismo LGBTQ isolano, decide di trasferirsi a Roma per coltivare la sua passione.
Le sue più grandi fonti di ispirazione sono il mondo della cultura pop, i videogiochi, la mitologia, l’occultismo e i giochi di ruolo.
Un artista tutto da scoprire, e noi iniziamo a farlo con le nostre domande e godendoci la visione delle sue illustrazioni.

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Domanda.Stefano com’è nata in te la passione per il disegno? E quali sono stati, da piccolo, i tuoi primi scarabocchi?
Risposta.Mio padre è un architetto e un pittore, perciò sono cresciuto tra il profumo delle vernici, della sanguigna e delle matite colorate: era inevitabile che iniziassi a scarabocchiare. La prima ispirazione sono stati i geroglifici egizi che vedevo sui miei libriccini e i videogiochi! All’asilo non facevo altro che ricreare i livelli di WonderBoy, Sonic e SuperMario!

 

D.Come ci hai raccontato tu stesso sei un illustratore autodidatta, quali difficoltà hai avuto ad affacciarti in questo mondo?
R.Principalmente é la bassa autostima che mi ha spinto a scoraggiarmi e a nascondermi. Con internet è facilissimo trovare mille ispirazioni, tutorial e spazi per esporsi però è anche molto facile scoraggiarsi perché non al pari dei grandi. La frustrazione di non riuscire a riportare nel mondo fisico le immagini che si hanno in testa può essere un grande freno.
La seconda difficoltà è l’esercizio costante: dietro ogni scarabocchio c’è sempre un impegno mastodontico. È come lo sport, insomma: a volte vorresti avere risultati senza allenarti, ma non funziona così.

IMG_0122.PNG© Queerilla

 

D.Trai ispirazione dalla cultura pop, dai videogiochi, dalla mitologia, dall’occultismo e dai giochi di ruolo. Ci incuriosisce questo lato mitologico e occulto, in che modo sazi la tua curiosità ?
R.Sono sempre stato un ragazzo molto lunare, studioso, curioso, un bel po’ alla Marzullo per intenderci. Chi cerca, trova e io ritengo di essere stato trovato. La cultura sarda è un po’ animistica, un po’ superstiziosa, ancestrale ed è facile perdercisi. Una grande guida è stata comunque il “Liber Null” di Carroll, che consiglio a chi si fosse perso sulla strada.

D.Molti tuoi disegni trasudano sessualità ed erotismo, ma cos’è per Stefano Kerberos l’erotismo e l’arte erotica?
R.Ogni arte è delicatamente erotica: portare allo scoperto il proprio sentire è chiaramente una volontà riproduttiva, cosciente o meno. L’erotismo per me è un divorare simboli che mi riconnettono ad esperienze sensuali piccole o grandi: gli odori forti delle parti meno nobili del corpo, la morbidezza del pelo, l’umidità delle mucose. L’erotismo è un moto ellittico proustiano, solo un po’ più sporcaccione.

D.Quando vivevi in Sardegna hai vissuto cinque intensi anni di attivismo LGBTQ, ora vivi nella Capitale da qualche mese. Differenza tra una grande città come Roma e una città, più piccolina, come Iglesias su questi argomenti?
R.La Sardegna è bella e tollerante, ma lo spopolamento massiccio di questi anni ha rallentato moltissimo i processi che stavano facendo crescere belle situazioni. Se sono a Roma è perché mi mancava l’aria. 

 

D.Il tuo impegno e i tuoi anni di attivismo rivivono in alcuni tuoi disegni, quanto pensi sia importante l’arte per spronare le persone a vivere la propria libertà?
R.Sai che il cervello registra qualunque stimolo? Anche se non ricordi colori, odori e suoni non significa che non siano comunque dentro di te. L’arte è essenziale perché libera quelle sensazioni e una volta che provi la libertà, non puoi più dimenticarla.

D.Come hai trovato Roma, e cosa invece ti aspettavi di trovare, per quanto riguarda il movimento artistico e in modo particolare il mondo degli illustratori?
R.Sono a Roma da pochissimo e mi aspettavo di trovare un plotone di esecuzione. È proprio vero che la Capitale è una mamma che accoglie: è la qualità di Roma che preferisco e che in questo momento storico dovrebbe guidarci.

 

D.C’è un progetto artistico che avresti voluto realizzare ma che per un motivo o per un altro hai dovuto sempre rimandare? E se si quale?
R.In passato ho messo da parte l’idea di un manuale di self-help per giovani queer. Si parla pochissimo di preservativo, figurati quanto si parla di sentimenti. Non mi stupisco del fatto che la nostra società sia così egoista.

D.Stefano, noi ti ringraziamo per il tempo che ci hai concessi e per la tua gentile disponibilità, prima di congedarci un ultima domanda riguardo il tuo futuro. Cosa ti aspetti e cosa ti auguri per il tuo futuro?
R.Mi auguro quello che auguro a tutti: salute e la sensazione di sentirsi come a casa.

L’intervista completa con tutte le illustrazioni è sul sito di T-Squirt! Dai un’occhiata!

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