politica, social

Boia chi molla la democrazia


boia chi molla molly capsule moment
tipico grido di battaglia dell’Italia seicentesca.

Stiamo ovviamente perdendo di vista la realtà.
L’unico pensiero che mi salta in mente questi giorni è che stiamo, io per primo, brancolando nel buio umido e appiccicoso dell’incertezza senza capire in quale direzione stiamo andando.

La crisi è viva, la crisi è finita, i politici rubano, diminuiamo i costi della politica, togliamo le pensioni, sediamo in 25 consigli d’amministrazione diversi, rottamiamo i vecchi, candidiamoci nonostante l’interdizione dai pubblici uffici, perdiamo l’interesse nella politica, parliamo solo di politica.

Sono le parole che perdono di significato ad avermi sempre dato un certo fastidio, come i gesti fatti con innecessaria leggerezza: il libro di Augias al fuoco, il “boia chi molla” giustificato come un richiamo alle rivoluzioni settecentesche, Philippe Daverio nel centro del mirino, schiaffi alle donne, sesso con presidenti della Camera di cartone che neanche ai tempi di Irene Pivetti.

Tutte cose che farebbero sorridere se non fosse che in Italia abbiamo perso completamente il senso dell’umorismo e, soprattutto, abbiamo perso quel senso di vergogna che ci suggerisce di riconoscere le cazzate fatte e riderci sopra in vista di un traguardo più importante. La paura che mi assale è che non ci sia più un traguardo importante da raggiungere.

Siamo come nel mondo di The Walking Dead: vogliamo tutti dei maschi alfa che ci guidino di pericolo in pericolo verso una roccaforte sicura e libera dalla minaccia dei morti viventi, ma i maschi alfa non fanno nient’altro che prendersi a pugni per una fica, metaforica o no.

La politica degli ultimi anni mi fa pensare a quei ragazzi bruttissimi che fanno palestra finché non ottengono un fisico tale da spostare lo sguardo di chi li osserva dai denti storti al petto gonfio: non credo che il Movimento5Stelle sia un partito fascista, ma sono convinto sempre più che questo spirito di rivalsa nei confronti del mondo stia prendendo una piega che li rende del tutto simili agli spot de La Casa delle Libertà interpretati da Corrado Guzzanti.

A me questa cosa del “Facciamo un po’ come cazzo ci pare, tanto sono tutti uguali” ha rotto troppo le scatole, a voi no?

 

 

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