politica, queer, social

Dove c’è Barilla c’è caos: diario di uno scandalo.


“Non metterei in una nostra pubblicità una famiglia gay perché noi siamo per la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca. Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono purché non infastidiscano gli altri”.

Guido Barilla a La zanzara, Radio24, 25 settembre 2013.

Pan di stelle gay
Illustrazione originale di Marco Felicioni

E’ stato necessario unire tre frasi per scatenare l’inferno sulla Rete: in poche ore #BoicottaBarilla diventa Trending Topic nazionale e in concomitanza parte la contro offensiva di chi difende a spada tratta il marchio paladino della “famiglia sacrale”: il clima è quello tipico da guerra civile fredda.

Succede che un giorno leggi una dichiarazione che ti pare stonata, vedi da dove arriva e ti rendi conto che anche ad altre persone ha dato fastidio, perciò come persona omosessuale e consumatore fai la cosa che più ti pare logica, ossia lamentarsi con il servizio clienti della marca in modo pacato e chiaro: spieghi il motivo della lamentela, critichi la gestione della comunicazione, evidenzi i danni che ogni  dall’omofobia e rendi nota l’intenzione di non voler più acquistare i prodotti della Barilla e di altre aziende controllate: Pavesi, Mulino Bianco e Voiello.

Ciò che infastidisce più di tutto è il tono del padrone della Barilla quando dice “Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca”: detto, fatto!
Il giocattolo si è rotto, il gattino annaffiato miagola e la diaspora dei consumatori è avvenuta.

ImageInutile dire che le aziende concorrenti si sfregano le mani per il regalo inatteso e rispondo come possono alle sollecitazioni di una fetta di mercato in cerca di sicurezze: in testa l’ottimo team di comunicazione social di Garofalo, marchio napoletano molto apprezzato, che dapprima evita con divertita supponenza la polemica (“le uniche famiglie che non sono Garofalo sono quelle che non sanno distinguere un prodotto buono da uno scadente”)  per poi venire omaggiati alla rete che attribuisce loro un’immagine che ripropone la famiglia in tutte le sue declinazioni e annuncia “A noi non importa con chi la fai, l’importante è che la fai al dente”.

La Garofalo rifiuta la paternità dello slogan, ma il fatto é sintomatico di come la marca sia stata scelta come concorrente etico della Barilla.

sughi althea pubblicità gayLa società Althea produce sughi e già in tempi non sospetti aveva attirato l’attenzione delle famiglie arcobaleno per aver scelto di girare degli spot inclusivi e moderni in cui una coppia di ragazze e una di ragazzi si baciano tranquillamente davanti a una confezione di pesto e amatriciana. Il messaggio “dove c’è Althea, c’è famiglia”, esplicito ed elegante, è quello di un’azienda che riconosce il cambiamento della società e non si tira indietro al momento di fare coming out, rispondendo alle critiche sulla pagina Facebook con una punta di ironia.

Pasta di Sardegna, già amica del Pride sardo, si unisce alle concorrenti ricordando che anche nell’isola tutte le famiglie sono fatte della stessa pasta, “pasta che sia amore”.
image

Altro marchio storico legato alla cucina è la Buitoni che ha semplicemente pubblicato la foto di una porta che lascia intravedere uno scorcio di terrazza mediterranea, accompagnata dal semplice commento “A Casa Buitoni c’è posto per tutti”.

In serata, dopo una giornata che deve essere stata di fuoco, il servizio clienti risponde alla mia mail con un secco e posato comunicato che riporta la rettifica di Guido Barilla sull’argomentoLa mail di risposta di Guido Barilla: si legge che il presidente alla fine non voleva offendere nessuno e che ha tanti amici gay e specialmente che dove c’è Barilla c’è casa completa di Tarallucci e vino.

Guido Barilla ha prontamente pubblicato una dichiarazione in cui si dice a favore delle unioni omosessuali e rivendica nel contempo la propria libertà di opinione rispetto al concetto di famiglia che vede la donna in posizione di rilievo. “Nonostante le bombe la guerra è finita, almeno per me”, direbbe Bianconi, ma sulla bocca di tutti si ripropone il conflitto da guerra civile fredda che contraddistingue la società italiana alle prese con la questione omosessualità e omofobia.

Quando si rende noto il proprio malcontento generato da frasi velate da omofobia, immediatamente si apre una frattura che pare dividere l’opinione pubblica in due blocchi contrapposti: gay isterici da una parte e paladini della tradizione dall’altra.
Cosa ci rimane all’indomani di questo conflitto a tweet armato? Quali insegnamenti abbiamo tratto da quest’esperienza? 

Facendo un giro sui social e leggendo i commenti pubblicati sulle pagine delle sopracitate aziende produttrici si può notare che i punti fermi della discussione sono principalmente due: l’idea di famiglia e la libertà di espressione.

Ma è possibile che questa volta i gay l’abbiano fatta grossa lamentandosi in fin dei conti di una legittima uscita infelice di un uomo d’affari che, a suo dire, agli omosessuali gira e rigira ci vuole un po’ anche bene? Siamo forse un po’ fascisti quando ci risentiamo perché qualcuno la pensa in modo diverso da noi? Siamo tutti agenti inconsapevoli della lobby gay che vuole distruggere il mondo creato da caritatevoli entità soprannaturali?

Indubbiamente la libertà di espressione è un valore assoluto che deve essere difeso, così come la dignità della persona e del cittadino. Il messaggio di Guido Barilla esprime non solo una visione personale del concetto di famiglia, ma anche la posizione ufficiale di una multinazionale che dà visibilità al Paese nel mondo.

Il presidente di Barilla non fa altro che perpetuare in maniera sottile la distinzione tra “vere” famiglie e unioni di serie B, completando la frase con strafottenza tutta particolare nel proporre l’aut aut ai consumatori GLBT (comprate altre marche se non vi sta bene). Va benissimo quindi esprimere posizioni personali, ma non ci si può lamentare quando si traducono in politiche aziendali dannose per la stessa casa; questo è il caso da manuale dell’omofobia che causa danni collaterali all’economia e paradossalmente anche a chi non si riconosce come parte di ciò che possiamo definire “comunità GLBTQI”.
Dipendenti e lavoratori dell’indotto, se le commesse si abbassano e la produzione ha una flessione forse é colpa dell’omofobia, che voi siate o no a favore della famiglia “evoluta”.

i gay danno il culo
Psicologia relazionale, diritto del lavoro e sociologia tutto riassunto in un unico tweet

Sappiamo tutti di come l’omofobia si rafforzi con il meccanismo del branco ed è qui che entra in gioco l’hashtag #iostoconbarilla: le migliori menti del web non riescono a fare niente di meglio che schierarsi dalla parte del patron degli spaghetti manco fosse una partita di calcetto, a volte con semplici insulti e boutade da ciccioni impuniti (é così che vuole essere ricordato @marioadinolfi), altre volte proponendo una visione antropologica dello scontro.
È in questi commenti che si legge il sentire dell’Italiano medio,che ha disperato bisogno di sentirsi dire cosa fare e di ripararsi sotto l’ombrello di un passante rassicurante; se qualcuno muove un po’ le acque é necessario rimettere le cose a posto rintanandosi in posizione fetale dentro lo schema della tradizione, poco importa se mitizzata dalle pubblicitá di un marchio di pastasciutta.

Non mancano poi anche le critiche interne che giudicano la protesta come un vuoto esercizio di stile fine a sé stesso.
In un’Italia dominata dal politeismo dei VIP, dice Uriel, i cambiamenti sociali sono effimeri come le mode e si incentrano tutti sul voler cambiare l’apparenza della società e non i meccanismi che la muovono dal di dentro.
Mettere in croce un Guido Barilla per un’affermazione che non ha dell’eccezionale è un divertissement della Rete che dimostra solamente l’attaccamento alle vicende di persone in vista e niente più.
Mutuando Rodotá mi sento di dire che tali affermazioni sono “comprensibili, ma preoccupanti” perché il pessimismo nato dal non riuscire ad ottenere uguali diritti seguendo la tabella di marcia di altri Paesi e la nostalgia per la potenza del movimentismo dei tardi 70 ci porta spesso a disprezzare piccoli cambiamenti che a mio avviso vanno valorizzati.

Il problema dello scontento sta nelle aspettative mal riposte: é ovvio che una protesta nata su internet nei confronti di una frase non ci porterà a cancellare i comportamenti omofobi a scuola e sul posto di lavoro, ma questa vicenda ha dimostrato che la compattezza della comunità GLBT nel lanciare un boicottaggio ha fatto preoccupare un’azienda e ne ha fatto muovere altre in senso opposto.
In questi giorni, almeno per i mercati, l’omofobia é stata innegabilmente considerata un disvalore e non un una parola svuotata di significato.
E a chi si lamenta del fatto che l’economia sfrutti i nostri sentimenti per lucrare rispondo che i mercati hanno sempre lucrato su qualunque tipo di sentimento, ma hanno imparato che alcuni di questi sanno reagire se li si calpesta per sport.

In definitiva quello di cui ha bisogno la comunità GLBT é prendere consapevolezza del fatto che ogni azione, per piccola e spontanea che sia, ha un peso sul cambiamento della realtà. Se gli uomini e le donne del FUORI avessero rinunciato a fare coming out perché “in fondo siamo tutti uguali, non divisi in etero e gay” o fossero rimasti a casa a lamentarsi di chi scendeva in strada a protestare non ci sarebbero stati quei cambiamenti che oggi ci fanno rendere conto di essere rimasti fermi per vent’anni.
Guardiamo ai risultati che otteniamo giorno per giorno e proviamo ad ottenerne di diversi a scuola, nel lavoro, in famiglia e, perché no, anche al supermercato.

Facciamoci sentire ogni volta che ne abbiamo l’opportunità anche a costo di sentirci dare del bacchettone al contrario, perché nel momento in cui rinunciamo stiamo sventolando bandiera bianca.

Annunci

3 thoughts on “Dove c’è Barilla c’è caos: diario di uno scandalo.”

  1. Mi chiedo se semplicemente non abbia dato fastidio il solito giochino del “oggi parole in libertà, tanto poi domani rettifico” di cui tanto in questi anni si è abusato, e mi chiedo anche se non sia l’esasperazione di una legge antiomofobia farsa come quella di recente approvata in Italia. Chances are, sta di fatto che tutti si sono sentiti piccati dalle parole di Barilla perché erano semplicemente di troppo. Un bel tacer non fu mai scritto, ancora una volta.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...